Il viale dei cipressi

scritto da Annabelle
Scritto Ieri • Pubblicato 11 ore fa • Revisionato 11 ore fa
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Autore del testo Annabelle

Testo: Il viale dei cipressi
di Annabelle

Ogni sera le portavo rose,
non quelle fresche dei mercati, ma quelle che trovavo lungo il muro del viale dei cipressi, già scurite dal gelo, con i petali che si staccavano al minimo tocco.
Credevo che a lei piacessero così, appassite come la mia pazienza, nere come la notte in cui l’avevo persa.
Lei abitava nella casa alla fine del viale oscuro, colmo di cipressi.
Non rispondeva mai alle mie lettere, eppure la finestra del primo piano restava aperta, un invito muto, o una derisione.
Non ho mai saputo quale delle due,
quando entravo, l’aria sapeva di polvere vecchia e di cera spenta.
Lei sedeva vicino al camino spento, con le mani in grembo e un sorriso che non toccava gli occhi.
Non parlava, non ne aveva bisogno,
il silenzio che le usciva dalla bocca era più tagliente di qualsiasi parola.
Le posavo le rose ai piedi, che si piegavano su se stesse, come vergognandosi di essere ancora vive.
Lei le guardava a lungo, poi le prendeva una ad una, strappandone i petali con gesti lenti, metodici.
Non c’era rabbia nel gesto, c’era abitudine.
Come se lo facesse da sempre, come se quel distruggere fosse l’unico modo che conosceva per amare.
Una notte le chiesi perché non mi guardava mai davvero, lei non rispose, si alzò, si avvicinò e mi prese il polso.
La sua pelle era fredda, di un freddo che non viene dall’inverno, un freddo che non lascia andare.
Fu allora che io capii.
Le rose non appassivano per il tempo,
appassivano quando lei passava.
Ogni cosa che toccava perdeva colore, perdeva battito, perdeva il diritto di durare.
Non era crudeltà, era natura,
lei non uccideva per odio, uccideva perché era ciò che era.
Mi chinai per raccogliere i petali neri ai miei piedi, tra le dita sentii il gelo risalire,
e capii che ero rimasto troppo a lungo.
Che il viale dei cipressi non aveva mai portato a una casa, ma portava solo a lei.
Lei sorrise, finalmente,
non un sorriso di donna, ma un sorriso di chi ha aspettato secoli e ha vinto ancora.
Non uscii più da quella stanza.
Le rose che porto ora non le vedrà nessuno, crescono dentro di me, secche, senza profumo.
E ogni notte lei viene a strapparne un petalo, piano, con quella sua pazienza antica.
Non è crudele:
È solo la morte.
E io l’ho amata abbastanza da lasciarla fare.

Il viale dei cipressi testo di Annabelle
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